Sabato (alba)

A volte penso che non ho più niente da dare se non le mie disillusioni.

Poi ci sono albe inaspettate che mi ricordo chi ero e chi sono diventata.
E che è solo questione di chi sa toccarti l’anima e sa scorgere una fonte che in fondo non si è del tutto prosciugata.

Ma non so se dopo l’alba me lo ricorderò ancora…

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Anais

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Giovedì ( mi metto in ferie)

È da ieri che un pensiero mi rosicchia il cervello e non mi piace! Non mi piace come rosicchia, il perché rosicchia e non mi piace proprio il pensiero che mi rosicchia!
Ti ho messo dentro una scatola, una scatola blu per l’esatezza, quando finalmente sono riuscita a liberarmi di te. Quando ho tolto di dosso il cappotto che rappresentavi. Cancellato no, non sei “roba” che si cancella, ma le scatole che metti in cantina direi che si dimenticano  (più o meno).
Stai cercando casa qui, significa che torni a vivere qui, signigica che se negli ultimi anni era difficile e abbastanza improbabile incontrarti, quel difficile e quell’improbabile cambiano la percentuale di possibilità. Potrei pure non incrociarti mai, ma tu nella penisola e io nell’isola secondo il criceto che rosicchia era meglio.
Non so esattamente cosa mi preoccupi, vorrei neanche soffermarmi troppo in analisi, di fatto ho fastidio! Come quando ti pizzica una zanzara e anche se gratti, il prurito non passa e non ti fa male ma ti da fastidio.
Se non voglio soffermarmi troppo in analisi perché ci sto scrivendo un post?
Perché non voglio dirlo a chi sa chi siamo, a chi sa cosa cosa è stato, a chi sa quanto ci ho messo e a volte mi da l’impressione che non ci creda, che non capisca. Se ne parlo a qualcuno non voglio vedere lo sguardo di chi biasima in considerazione delle proprie considerazioni. Dopo così tanto tempo … già dopo così tanto tempo non ho la minima idea di cosa posso provare, e mi spaventa. Potrei tranquillamente non provare niente,  ma non lo so. Ed è questo non sapere che mi rosicchia.
E non mi piace!
Ovviamente me ne preoccuperò davvero quando questa possibilità smetterà di essere possibilità e diventerà certezza ma adesso dovevo materializzare almeno nero su bianco questo fastidio, così che posso lasciarlo fluire.

Anais

Martedì (era)

Sono seduta in macchina,  mezz’ora di anticipo sul cliente,  mi lascio scaldare dal tepore del sole di questa giornata pre estiva, ormai ci siamo…
Mentalmente ripasso chi ancora devo visitare e a che punto sono del fatturato, mese ignobile aprile.
Sull’altro lato della strada da una macchina parcheggiata vedo uscire dal lato della guida un decoltè nero, con plateau e tacco 12 (mi pare) verde militare, le adoro, quasi scenderei dall’auto per chiedere dove le ha acquistate. La tipa che le indossa, con una gonna un po’ troppo corta per i miei gusti e che probabilmente io non indosserei mai ( una loungette con spacco dietro sarebbe la morte loro) sta armeggiando con il telefonino, ha i capelli biondi e corti, le darei una 50ina di anni, ma ultimamente dare l’età a una donna diventa sempre più complicato.
Un uomo che credo non sia particolarmente più grande di lei, gli va incontro sorridendo. Non mi sono soffermata troppo sul suo aspetto,  fondamentalmente perché mi sono incantata dulla scena in se; appena gli è abbastanza vicino, le cinge la vita con il braccio per portarla a se e con un sorriso in se dolce e malizioso la bacia.
Non sono una guardona, giuro !
Ma non vedevo un bacio così bello ( se non cinematografico ) da tantissimo tempo, e soprattutto mi ha ricordato che non bacio ( e conseguentemente non vengo baciata) così da molto più tempo…
Non indugio, mi sembra di essere invadente anche se non mi vedono, prendo il telefono giusto per distogliere lo sguardo e penso all’emozione di un bacio, alle sensazioni che normalmente ti pervadono, alla morbidezza delle labbra che si uniscono e si schiudono, al contatto umido delle lingue che si cercano e si sfiorano, penso a un bacio lento che vuole fermare il tempo, che avanza sulla bocca, che si perde sulle labbra, che vaga senza direzione sulla lingua e che fa vibrare la pelle, che s’infiamma nelle vene che ti scorrono sul corpo… ed è arrivato il cliente.
Torni su questa terra, torni alla realtà,  sollevi lo sguardo per vedere se ancora si baciano, non ci sono più.
E ora, prima di dormire ci ripenso e provo un pizzico d’invidia … e provo a scacciare il pensiero … è solo un bacio come tanti che vedi in tv.

Delirio notturno n°3 (mi pare)

Lunedì (spesa)

Non ho particolare amore per andare a far la spesa al supermercato. Da che son diventata single ho interrotto questa ritualità, se non ovviamente quando il frigo è disperatamente vuoto. Da che poi son ritornata nella casa materna, abbiamo il tacito accordo che mi può chiedere tutto tranne questo. Ma aimè ogni tanto cedo alla sua supplichevole richiesta di compagnia,  tipo oggi.
Detesto vagare nell’ipermercato con lei che si ferma ogni 3×2 sugli scaffali di ogni cosa. L’ipermercato ha tutto, non solo cibo, TUTTO! E lei deve osservare TUTTO! Io invece la seguo come un’automa e mi fermo alle sue soste, mi guardo intorno e osservo il genere umano che mi circonda.
Non mi addentrerò nei commenti ma una cosa la devo dire, se mai mi ricapiterà una relazione giuro solennemente che non andrò mai insieme al mio futuro partner a fare la spesa, perché l’espressione che hanno la maggior parte dei signori ( ma anche molte signore) che compiono questo rito, è la cosa più triste che si possa vedere.

Anais