Vene_abato ( imprevedibilità )

Attento a quello che desideri… potrebbe avverarsi…

Vi succede mai di farvi film in testa, ben precisi, tipo vorrei accadesse così, fosse così…

Film che fai in testa a rallentatore, per i dettagli… le sfumature..

E un giorno, quando meno te lo aspetti, con i peli nelle gambe perché davvero non te lo aspetti più, succede!

A parte i peli, esattamente come lo avevi sceneggiato in testa!

Bello, intenso, meglio pure della sceneggiatura originale perché è reale…

Ma la verità è che tu hai fatto la sceneggiatura fino a lì…

E poi… poi boh … non lo sai neanche tu cosa succede, non ci sono trailer di anticipazione…

Forse è come le serie che mandano in onda l’episodio pilota, ma non ha share valido e muore lì.

Peccato… però almeno una cosa è certa… emozioni dimenticate.

Anais

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Domenica ( ovvietà)

– Che hai?

– Credo di essere triste

– Perchè?

– Perché devo spiegarlo?

– Non sai spiegarlo?

– Potrei anche spiegarlo, ma perché farlo? Per dovermi poi sentir dire che sono altri i motivi per esserlo? Che c’è di peggio? Che tutto si risolve? Che non so apprezzare ciò che ho? Che passa? Che devo fregarmene? Che devo amarmi di più? Che bisogna essere positivi? Che se sorridi la vita ti sorride? Che se non mi piace il mio lavoro lo dovrei cambiare? Che devo bastarmi? Che devo reagire? Che non devo piangermi addosso? Che quel che è stato è stato?

Invece, spiegami tu una cosa: esattamente perché, per chi, per cosa e da quando devo chiedere il permesso o giustificarmi per essere triste? Non può essere che oggi sono triste, punto! Che posso essere triste ogni giorno o un giorno si e uno no, che magari lo sono adesso e per sei mesi no.

Oppure dimmi, ti sembro cretina? O stupida? Credi davvero che ogni cosa che dirai per farmi passare la tristezza non le ho già valutate e analizzate da sola?

Lo so, è imbarazzante stare davanti a qualcuno che dice di essere triste, lo so l’istinto è quello di dire qualcosa di appropriato, di riempire un silenzio. Lo so che tutto questo è perché dispiace vedere e sentire qualcuno triste.

Ma lo sai che una delle cose più semplici da fare in certi frangenti è dire semplicemente (e soprattutto sinceramente) “mi dispiace” e se hai il permesso magari un abbraccio. Tutto quì.

– …

Domenica ( consapevolezza)

Ci penso da giorni, vorrei, voglio… scrivere, dire, esprimere. Tempo,voglia, riuscirci…

A volte mi sembra semplice mettere insieme tutto, raccontare o spiegare. Quando all’improvviso mi sciolgo nel rigolo delle lacrime che implodono nei miei occhi e mentre vengono fuori ascoltare il mio corpo (o l’anima) che si fa invadere. Mi manca il respiro, si strozza in gola, sul petto un macigno che non riesco a spostare, e il desiderio quasi vitale di sentire un abbraccio, un calore solo per non sentirti persa, per non avere paura, paura di tutto, di te stessa. Di cosa sei, di come sei diventata, di come niente muove più nulla. Nulla smuove emozioni, nulla smuove la tua anima, come se fossi diventata uno strano involucro di semplice materia organica. E non vuoi e non sai come fare e non capisci come hai fatto a trasformarti così. O meglio, lo sai ma sai quanto è sbagliato, quanto sia folle. Come fai a tornare indietro, come fai a smettere di essere così. Come fai?

Sono così stanca. Stanca di me. Di essere così spaccata. Spaccata in due, piena e vuota. Cuore e testa. Io e l’altra. Sono così stanca.

Voglio posare la testa sul tuo petto e sentire il tuo cuore battare, e sentire il mio respiro sincronizzarsi a quel battito e finalmente sentirmi al sicuro.

Anais

Sabato ( mare )

No, non sono una pedagogista, ne psicologa infantile, ne maestra d’asilo, ma soprattutto non sono mamma!

Sono una silenziosa e discreta osservatrice, nel senso che mi guardo bene da intervenire o dare suggerimenti, mi tengo a distanza di sicurezza. Ma ciò, permettetemi, non può impedirmi di farmi opinioni del tutto personali sulle dinamiche genitori e figli.

Scrivo qui, perché non riesco a contenere la mia incontinenza verbale e non voglio scatenare polemiche che in altri contesti sarebbero inevitabili perché non sarebbe compreso che non voglio insegnare niente a nessuno!

Bene dopo questa premessa decisamente prolissa con l’unico fine di pararmi il culo do fiato alle trombe.

Trovo che i bimbi di oggi siano troppo protetti, troppo sotto super visione che a mio parere li limita sia nell’esprimersi sia nello sperimentare. È bello che la nuova generazione di genitori sia più attenta di quelle precedenti ma il troppo storpia sempre tutto, nel bene e nel male.

La cosa più curiosa è vedere come con i piccini sia un continuo preservarli da cadute, urti, inciampi, confronti.

Non possono e non devono annoiarsi, non vengono minimamente responsabilizzati anche nelle cose più semplici, la giustificazione è sempre a portata di mano. Non desiderano più niente perché bisogna alleggerire il senso di colpa delle eventuali mancanze di tempo con regali ingiustificati. L’autostima viene stimolata con gratificazioni prive di motivazioni. 

Sono di quella generazione che faceva i figli perché era il percorso naturale delle relazioni di coppia, quindi gli entusiasmi erano meno palesi e meno frequenti, forse non c’era il tempo ma nonostante tutto non avevi dubbi sull’amore dei tuoi genitori. Mi piace che si abbia più voglia di dare e dimostrare amore ma non puoi dimenticarti che l’educazione è prima di tutto l’anticamera della preparazione alla vita, una vita che non fa regali, non giustifica, spesso non ha pietà e non risparmia delusioni e dolori. Forse sembro esagerata ma credo che ci siano basi che partono da piccoli.

E poi… poi vedi adolescenti con una libertà priva di limiti, che spesso fa bruciare le tappe, che li rende presuntuosi e arroganti. Hanno risorse e possibilità che noi ci sognavamo, ma quasi non sanno che farsene, non se ne rendono conto. Non hanno i tabù che avevamo noi ma usano l’assenza di pregiudizio e lo sdoganamento di certe regole sociali senza rispetto soprattutto verso se stessi. Vengono assecondati nel messaggio che apparire è più importante di essere.

Ovviamente non tutti sono così, ne genitori ne figli, ma io trovo che la percentuale sia davvero alta, non posso escludere che se avessi figliato non avrei fatto parte di quel tipo di genitore che ora mi trovo a criticare.

Ripeto, osservo in silenzio, esprimo il mio parere protetta dall’anonimato, un po’ vigliacca forse ma oggi dopo una giornata al mare con la mia amica e il suo pargolo non ho potuto fare a meno di fare queste personali considerazioni.
Anais 

Lunedì  ( senza logica )

Non riesco a sentirmi il più delle volte. I giorni trascorrono a volte lenti, a volte più veloci. Non so più come sto. Sto! Non sono triste, non sono felice, non sono arrabbiata, non sono niente.

Convivo con me stessa e il resto del mondo senza logica.
Anais

Giovedì  (resilienza)

Fermo l’auto in una piazzola di sosta, mi fermo perché a volte non so proseguire, perché so che sorriderò, perché so che i miscoli facciali risponderanno a impulsi che non so neanche più da dove provengono. È  come quando mi alzo il mattino e mi lavo, mi vesto, salgo in auto e vado a lavorare. Sempre impulsi automatici. Ma mi sto arruginendo e cigola tutto. 

Mi pulsano le tempie, mi fanno male i muscoli di braccia e gambe, lo stomaco in una morsa che non riesco ad allentare, il petto compresso da un macigno che non riesco a spostare.

E vado avanti, perché so che tutto questo è un brutto scherzo dei miei pensieri.  Che non è reale, perché di problemi reali forse non ce n’è. Perché arrendersi non è la soluzione, perché sono intelligente e razionale. Perché devo smetterla. 

Ma continuo a essere sempre più stanca e se non lo dico almeno qui, quei pensieri, lo so, mi mangeranno viva.
Anais